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il decennio che si va a chiudere potrebbe essere il primo da molto tempo a non avere espresso un genere musicale preciso
(Rolling Stone Italia)
Niente di più falso. L’industria musicale in questi anni è stata travolta come ghiaccio in uno shaker da una miriade di neomovimenti, avanguardie e nostalgici vari. Tutto figlio della rivoluzione digitale. Nel 2001 mentre le torri gemelle crollavano e l’angoscia entrata a far parte del quotidiano, a New York usciva il debut album degli Strokes. Da neoVelvet dichiarati hanno dato il la alla rinascita di un movimento, ke ha riscoperto ogni genere passato dal garage anni 70 degli Stooges alla new wave. È il suono della generazione napster, che ha avuto accesso a migliaia di dischi, influenze disparate senza dover sacrificare la paghetta, che torna buona per le converse d’ordinanza. Il fuoco si sposta in inghilterra, dove i libertines sferrano colpi ben mirati, recuperando anche quella vena brit dei bei tempi. Poi ci sono i White Stripes da Detroit, gli Hives dalla Svezia, gli Interpol nuovamente dalla mela, i Franz Ferdinand dall Scozia, gli Arctic Monkeys per tornare in Albione. E potrei citarne altri mille. Tutti gruppi ke ci ricordano qualcosa. Ma accomunati dall’essere Indie diventati grandi. Anche l’elettronica non è rimasta a guardare. Mentre le varie Buddha Bar varie mietevano aperitivi sono esplosi i Daft Punk, i Royksopp hanno spostato la coperta, la DFA ha nuovamente rimesso al centro Newyork e persino i Radiohead hanno virato decisi verso il loro massimo consenso. Sono gli anni di mySPACE e di iTunes, dei siti pirata e della chiusura dei negozi di dischi dove ci svenavamo. Ho goduto. Siamo a tre click dalla discografia completa degli Hawkwind, per dire. Non esiste più provincia, la roba nuova arriva subito,quella vecchia è lì. Insomma, nello shaker son finiti i generi di decenni precedenti e il risultato è l’insieme degli ingredienti. Abbiamo nuovi Nick Drake e nuovi Jeff Buckley. Nuovo Stoner e nuovi Television. Abbiamo tutto: abbiamo l’iPod e un computer.
La risposta alla domanda del titolo l’ho avuta sabato sera. Ascoltavo Kate perry cantare su base di “the Passenger” di Iggy pop memoria. O Bejoncè sui Nirvana. Non so neanke il dj che l’abbia composte, potrebbe essere il mio vicino brufoloso dalla sua camera. Non è questo che conta. Conta l’opera. Creative Commons.
Gli anni zero ci hanno regalato il MashUp. Prima in sordina, con la K7 e qualke Soulwax, ora coi software giusti o anche solo una nintendoDS i nuovi indie siamo noi. E dire che non sappiamo nemmeno suonare. Se non contiamo i tasti di Guitar Hero.
Posted by Wordmobi
Da poco tempo google ha lanciato in sordina una nuova utilissima feature per smanettoni.
All’indirizzo
http://www.google.com/insights/search/
è possibile mettere a confronto termini o frasi intere e vedere la frequenza con cui sono state cercate sul famoso motore di ricerca.
Non solo, è possibile avere informazioni sulla stagionalità delle ricerche, la geolocalizzazione e conoscere le ricerche correlate.
E’ fantastico mettere a confronto parole a caso tipo Cicciolina vs Moana, Juventus vs Milan, Linux vs Windows
o incrociare robe ad minchiam tipo vatican vs durex o war vs porno .
Vince il porno.
Il porno vince sempre. Quasi.
Perde di brutto contro Facebook maledizione.
E twitter è in salita. Ma in portogallo va ancora forte second life, chi l’avrebbe mai detto. Pensate, in brasile Orkut.
Questa la top ten dei 10 termini più cercati in italia nell’ultimo mese:
Top searches
1. facebook
2. youtube
3. you
4. libero
5. you tube
6. milano
7. giochi
8. yahoo
9. netlog
10. meteo
Forte eh? In netta salita
1. la fattoria +600%
2. x factor 2009 +130%
3. ebay.it +100%
4. redtube.it
Per finire il grafico dei grafici
Facebook piega Obama nel 2008, che però vince sul porno durante le presidenziali. Poi pian piano si torna alle sane vecchie abitudini.

Da quando è uscita l’edizione italiana in edicola, primo numero a febbraio, la moda è diventata citare Wired.
esempi:
” [..] l’ho letto su wired “
” Io ho sempre letto l’edizione americana, ma adesso… “
” Hai visto l’articolo su Wired che parlava di [..]? “
” Mettiamo un banner su Wired (.it, ndr)”
Il citare Wired è anche solo tenerlo lì, sulla scrivania.
Magari nelle riunioni col cliente. Solo per fare una buona impressione. Ma quanti di loro l’hanno letto proprio tutto?
