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Tratto dal corriere.it
La Generazione X e la pensione
Innalzare l’età pensionabile: il dilemma. Minore ricambio generazionale o giovani che mantengono i più anziani

Douglas Coupland l’ha chiamata Generazione X per indicare l’incognita, nel senso di difficoltà a definire i ragazzi nati all’incirca dopo il 1965. Ora che quei ragazzi sono diventati uomini, l’incognita vale sempre più per il futuro soprattutto se fatto di dilemmi generati da proposte come quella formulata il 13 ottobre dal governatore della Banca d’Italia Mario Draghi: innalzare (ancora) l’età media effettiva dell’ingresso in pensione di chi attualmente ha un lavoro. Altrimenti i conti pubblici rischiano di saltare (ancora).
Come d’abitudine, l’Italia si è messa a discutere il merito della proposta. O meglio: mezza Italia si è messa a discutere. Perché all’altra mezza (ormai le persone nate dopo il 1965 cominciano a essere un bel po’) la questione non può che importare pochissimo. Per una ragione molto semplice. Se la proposta del governatore di Bankitalia verrà accolta (visti i conti e l’allungamento della prospettiva di vita), si ritarderà l’uscita dal lavoro di centinaia di migliaia di persone, impedendo così il ricambio generazionale e occupazionale. Ma se le cose non cambieranno, le generazioni più giovani continueranno a mantenere, con i loro stipendi più bassi e il loro lavoro precario, centinaia di migliaia di pensionati giovani, giovanili e longevi (in cambio di pensioni da fame, se ci saranno). Quale delle due opzioni preferire? Più che al governatore di Bankitalia o al governo, i risultati del sondaggio potranno interessare qualche psicologo sociale, che studia i comportamenti delle collettività nelle situazioni senza via d’uscita…
Che dire…
